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L’Antitrust USA avverte: Facebook non si autoregolamenta!

Le procedure di Facebook sono state considerate troppo blande per l'Antitrust USA

Anche l’Antitrust USA conferma che Facebook non è capace di regolarsi da solo e lo afferma davanti al Congresso riunito in seduta.

I fatti

Il membro del Congresso David Cicilline ha dichiarato al Congresso che:

Facebook non può essere ritenuto affidabile sull’autoregolamentazione.

Di conseguenza, Facebook punterà sempre più sui profitti che sul benessere degli utenti. Quindi, è tempo anche per il Congresso di decidere cosa fare. Il terrore è che Facebook possa influenzare, solo perché un candidato può pagare più ads, il voto pubblico non solo negli Stati Uniti.

Queste parole dipendono direttamente dallo studio dell’Antitrust USA su Facebook, dove si evidenzia che Facebook avrebbe l’atteggiamento di: ritardare, negare e deviare quando si parla di “incidenti” con i dati degli utenti (cosa che sarebbe avvenuta, per il membro del Congresso, con il presunto intervento russo nelle elezioni presidenziali americane).

Lo scandalo di Cambridge Analitica e il recente hacking di milioni di profili non aiutano. Oltre agli Stati Uniti, infatti, Facebook deve fare i conti anche con l’UE, che è già in tribunale sempre per Cambridge Analitica, ma che prevede anche altre sanzioni per il social network, sempre per presunto uso scorretto di dati.

Sul piano politico americano, oltre all’Antitrust USA, sia destra che sinistra sono critici verso Zuckerberg: da un lato, sembra che non si sia fatto abbastanza, dall’altro non si ritiene l’evoluzione “social” poi così necessaria, soprattutto per i rischi che comporta in materia di dati personali.

Quindi, potrebbe essere vicina una normativa almeno americana, che riduca lo strapotere di Facebook in materia di dati personali, anche in collaborazione con la stessa azienda.

Cosa cambia ora per Facebook

Facebook ha già cambiato qualcosa dopo lo scandalo Cambridge Analitica, ma qualsiasi innovazione sembra sempre inutile. Infatti, è partita già da qualche tempo la segnalazione di quei contenuti che potrebbero essere potenzialmente fake news.

La segnalazione, presente anche in Italia, si vede con un piccolo indicatore che, una volta cliccato, mostra una finestra. Qui, Facebook spiega che la fonte è già stata segnalata come non attendibile e con notizie che, in via presuntiva, possono essere false.

Purtroppo, però, ancora oggi tutto dipende dalle segnalazioni degli utenti. Quindi, Facebook interviene solo quando viene chiamato e senza un servizio di assistenza o un operatore che risponde. In realtà, nemmeno su Instagram c’è un operatore.

Anche lì, si lavora su segnalazione. Gli utenti, però, lo vedono più affidabile. Lo stesso capita a Twitter, anche se ci sono stati casi di hacking eccellenti, tra cui gli account di Katy Perry e dello stesso Zuckerberg tempo fa.

Cosa cambierebbe con una legge

Qualunque sia l’idea del Congresso americano, per Facebook sarebbe una bella botta. Infatti, ci sarebbe un’altra fonte autorevole a dire che è poco sicuro. In più, dovrebbe comunque limitare i dati che usa, offrendo quindi meno a chi sponsorizza.

Infine, l’Unione Europea potrebbe fare sua la potenziale legge americana, costringendo Facebook a seguire le direttive UE per lavorare in Europa, oltre alle inchieste giudiziarie già in corso.

Insomma, tempi molto duri per Facebook, che con lo studio dell’Antitrust USA e la discussione parlamentare vede minare ancora una volta la fiducia con gli utenti, su cui si basa l’intero business del colosso americano.

Per evitare l’emorragia di utenti non basterà una propria TV, ma si dovranno tutelare di più sia i dati personali degli utenti, sia le funzionalità. Nel tempo, infatti, per gli utenti che non sponsorizzano le funzionalità sono state quasi bloccate.

Il risultato è un sito sempre uguale, con bug e segnalazioni lente. Insomma, serve una marcia in più per uscirne e recuperare credito anche a Wall Street.

Foto: Pixabay

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Annarita

Copywriter freelance, scrive di tecnologia da parecchio tempo. Adora il mondo Android, open source e open fun!

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